Non bisogna essere sismografi

Lo scrittore è sensibile? Che parola sfruttata!

Marco Freccero

Quando si desidera fare dei complimenti a un autore, spesso gli si dice che è “sensibile”. Che egli ha una tale capacità di scrittura perché la sua sensibilità è talmente portentosa, da permettergli di conseguire il risultato di comporre storie meravigliose.

Da un po’ di tempo sto riflettendo su questa definizione, cercando di capire se è davvero utile, o se non si tratti piuttosto di un gigantesco fraintendimento. Sì mi rendo ben conto che pare “sensata”, esatta; e poi, si tratta spesso di un complimento, perché star lì a pensarci su?

Però non riesco a rassegnarmi a essa, e anzi alla fine sono giunto alla conclusione che sia superficiale.

Non bisogna essere sismografi, quindi sensibili a ogni battito del cuore, o respiro.

Al contrario.

Perciò occorre pensarci su, meditare e riflettere perché diventa importante capire (o provarci), che cosa diavolo fa, o dovrebbe fare, un autore. Sì lo so…

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