Il self-publishing non è per sognatori

Mai pensare che i sogni possano avverarsi, senza darsi da fare perché ciò avvenga.

Marco Freccero

Esiste un malinteso a proposito del self-publishing: si dice che rappresenti un sogno che si avvera. Non capisco come “sogno” e “scrittura” possano andare a braccetto. Eppure sono poche le cose più concrete della scrittura. Il lettore, tanto per cominciare: non è certo uno spirito che aleggia, entra in libreria e sceglie.
Lo stesso libro ha un peso: sia cartaceo che digitale ha una sua natura concreta e perciò “misurabile”.

E le storie? Concretissime, se di valore ed efficaci: smuovono, aprono la mente, spingono il lettore a osservare con sguardo differente la realtà.
I personaggi? Come sopra: o sono di carne e sangue, o non sono niente.

Non scordiamoci del denaro che gira attorno. Lo so, qualcuno chiuderà gli occhi inorridito: il denaro! Che faccia tosta mescolare una cosa tanto sublime come la letteratura con quell’altra sordida, sì, quella roba lì. I soldi.

Il denaro garantisce alla casa editrice l’indipendenza

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